La Leggenda del Ponte Arcobaleno ci è stata regalata come tante altre dagli Indiani d’America ed è dedicata a ogni animale che ha amato gli esseri umani ma anche a tutte le persone che soffrono o hanno in passato sofferto per la morte di un animale.

 

Per raggiungere Il ponte dell’arcobaleno è necessario arrivare dall’altra parte dell’arcobaleno. Siamo vicino al Paradiso, in un luogo che è chiamato ponte ma non è un ponte come quelli che noi costruiamo sui fiumi. Poco centra, infatti. Nel ponte dell’arcobaleno ci sono prati e colline su cui i nostri animali possono correre e giocare assieme.

Miracolosamente lo sanno fare e non ci sono cani e gatti che litigano, nemmeno cani che litigano tra loro e bande di gatti che fanno altrettanto. Cito sempre cani e gatti ma non c’è una selezione all’ingresso. Al ponte dell’arcobaleno possono accedere tutti gli animali che ci hanno amato e che abbiamo amato condividendo giorno dopo giorno un tratto di vita.

Come si può immaginare, come ci si può trovare a chiedersi, come fanno questi animali a correre felici e spensierati se sono arrivati lì tutti acciaccati? Se sono morti da giovani molto probabilmente hanno qualche brutta malattia oppure sono rimasti feriti a morte, ma di certo non sono nelle condizioni di mettersi a fare balzi e corse come nulla fosse, non vi pare?

E’ una magia tipica del ponte dell’arcobaleno, quando si arriva da queste parti si riprendono salute e vigore, le ferite guariscono e scompaiono, gli acciacchi spariscono e anche una eventuale nostalgia senile non è nemmeno concepita. Qui tutti saltellano e giocano 24 ore su 24 perché sono ammessi anche gli animali notturni. Se avete una civetta come amica, non preoccupatevi, quindi, perché Il ponte dell’arcobaleno è anche per lei.

Sarebbe tutto perfetto per gli animali che vivono da queste parti se non provassero un bel po’ di nostalgia per i loro padroni proprio come noi padroni ne proviamo nei loro confronti. La leggenda però ci insegna che prima o poi andremo a ricongiungerci ritrovando l’intesa che c’è sempre stata tra noi.

Infatti mentre tutti corrono e giocano insieme, capita un giorno in cui uno si ferma improvvisamente e guarda all’orizzonte, non nel vuoto ma verso il proprio padrone di cui sente le vibrazioni avvicinarsi. Ecco quindi che si stacca dal gruppi e inizia a correre come se non ci fosse altro che il proprio “umano” da andare a riabbracciare. E sarà il momento in cui tornare alle coccole di un tempo, alle strofinate, alle carezze che tanto sono ad entrambi mancate.

Vi dedico questa bellissima poesia scritta dall’amata Alda Merini:

“Anima che accarezzo a sera, e sei un cane 
stanco, ma un cane sempre fedele.
Un cane che balbetta un nome: padrone, padrone mio. 
Non lasciarmi anima cane, non lasciarmi mai.”

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